Crowdfunding, due esempi e qualche consiglio

crowd
Un chiaro beneficio che il web porta a chiunque è l’abbattimento di distanze fisiche ed empatiche.
Distanza fisica è una definizione chiara condivisa dai più, è innegabile che con il web/internet siamo tutti più vicini.
Distanza empatica è una definizione che mi sono inventato sul momento e che cerca di esprimere il concetto di “Grazie al web e alla distanza fisica non più insormontabile conosco la tua storia e condividendo alcuni tuoi valori mi sento un po’ più vicino a te”.
Un po’ il “I know that feel Bro

Le conseguenze di questi cambiamenti (benefici o malefici della modernità) sono molte: tra questi il Crowdfunding (e il Crowdsourcing).

Una delle cose di cui sono più orgoglioso è aver imparato a scriverlo in inglese senza cercarlo ogni volta su Google.
La traduzione di questa simpatica parola ci spiega già lo spirito e il significato del “fenomeno”: Crowd=folla Funding=finanziamento, quindi finanziamento da parte di una folla.

Se un omino o un gruppo di omini hanno un progetto in testa ma non i mezzi per finanziarlo possono chiedere alla rete internet dei soldi.
Per organizzare queste campagne di finanziamento ci sono molti siti (Kickstarter, ecc…) italiani o stranieri, alcuni specializzati in settori (ad esempio musica o iniziative di carattere etico) alcuni più generalisti.

Solitamente i progetti hanno tutti un nobile obiettivo, non troverete gente che cerca i soldi per le vacanze, ma in generale i progetti riguardano tecnologia, arti varie (musica, fotografia, teatro ecc…), innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo di iniziative per il territorio o altro.

Ecco perché in generale il crowdfunding è una bella cosa, perché a volte permette di realizzare belle cose altrimenti impossibili.
Inoltre (ora mi avventuro in territori a me non del tutto familiari) è un modello di business che in qualche modo regge ed è efficiente. Infatti se io offro beni e servizi e la mia raccolta va a buon fine ricevo praticamente dei finanziamenti per un prodotto che in molti hanno approvato, così come se propongo la mia iniziativa e viene finanziata da molti sono sicuro che è nell’interesse di molti che la cosa vada in porto.

In generale sono le piattaforme che funzionano da controllori e da moderatori delle raccolte, e nella maggior parte dei casi i soldi raccolti sono realmente trasferiti nelle tasche dei beneficiari solo al raggiungimento di una certa soglia; per cui, se un tizio a caso spera di raccogliere 10.000€ per produrre una sedia innovativa, ricevendo 3.000€ di donazioni al termine verosimilmente non riuscirebbe a far partire una produzione per cui di solito i 3.000€ vengono restituiti ai donatori.

Potenzialmente quindi tutto il mondo può partecipare alle donazioni e chiunque può coronare il suo sogno purché riceva le giuste donazioni.
Siccome il web oltre ad accorciare le distanza permette a tutti di proporre contenuti uno dei problemi ovviamente è la visibilità e la comunicazione efficace di tali contenuti.

Dando per scontato che il mio progetto proponga contenuti ottimi la chiave di volta è una:
Come farò ad attrarre l’attenzione e convincere a donare?

Ormai i siti di crowdfunding e i progetti in corso sono moltissimi, il rischio è di passare inosservati, essere incompresi o non convincere del tutto.

Le cose scritte qui sono suggerimenti che arrivano dal buon senso e da quello che conosco di questo mondo.
Molto di quello che conosco sul mondo del Crowdfunding l’ho sentito raccontare da Claudio Bedino, CEO e fondatore di Starteed co-fondatore e vice presidente dell’Italian Crowdfunding Network. Ho avuto l’occasione e il piacere di ascoltarlo diverse volte durante conferenze ed appuntamenti a tema Crowdfunding e dintorni. Non lo conosco personalmente ma posso dirvi che oltre ad essere un professionista del settore è un’ottimo divulgatore per cui se vi capita l’occasione correte a sentirlo.

I donatori

Il primo punto su cui concentrarsi è: chi sono i miei potenziali donatori?
Potremmo vedere i gruppi di donatori come strati di una cipolla (cit.), lo strato principale (a mio avviso fondamentale) meno numeroso ma più incline alla donazione è quello degli amici-parenti e diretti conoscenti cioè persone che si fidano di voi e che hanno a cuore la realizzazione del vostro sogno, facili da convincere. Aggiungo un’osservazione, in quanto italiani un po’ si parte svantaggiati: se in alcuni stati la nonna, lo zio, il cugino e il papà navigano con tranquillità e fanno acquisti via web come se niente fosse da noi è più difficile (e se c’è meno abitudine a fare acquisti figuratevi l’idea che questi possano avere in testa di cos’è il crowdfunding). La nonna magari vi dà la busta con i 50€ in contanti ma difficilmente donerà via web, trovate un modo per fare arrivare quei soldi sulla piattaforma.
Secondo strato (più numeroso ma meno incline alla donazione) di donatori sono le conoscenze dirette, magari superficiali ma di prossimità territoriali, persone che vi stanno vicino inclini a concedervi 2 minuti della loro vita per ascoltare cosa avete da dire (in generale la maggior parte degli amici di facebook).
Terzo strato (più numeroso ancora ma ancora meno incline alla donazione) gli appassionati del genere di prodotto che proponete che in qualche modo vengono a conoscenza (o possono venire a conoscenza) del vostro progetto. Magari qui trovate gente più informata sul crowdfunding proprio perché vi trovano sui siti appositi o su blog di genere.
Ultimo strato, tutto il resto del mondo (sono proprio tanti ma è un po’ un casino raggiungerli tutti) in generale non vi daranno molto tempo, retta o ascolto ma è bene prevedere il loro arrivo incidentale verso il vostro progetto, non bisogna buttare via anche quest’occasione.

Presentare il progetto

Ovviamente per convincere qualcuno a supportare la vostra causa dovrete raccontarla in maniera convincente, coinvolgente, semplice, diretta ed originale. Sembra tutto facile raccontato detto così ma sicuramente non lo è.
Una delle parole preferite e più usate è Storytelling. Raccontate proprio la vostra storia in maniera accattivante: una narrativa che oltre a informare intrattiene.
Quali sono stati i vostri inizi, i vostri percorsi, i successi, gli insuccessi, i tentativi e sopratutto cosa cambierà con il raggiungimento del successo del vostro progetto.
Tutti hanno una storia da raccontare, voi a maggior ragione dovete farlo in maniera eccelsa (nel caso valutate l’aiuto di un professionista del settore).

Il progetto si presenta con contenuti testuali ma anche con contenuti multimediali, ovviamente. Un video rende la comprensione e la presentazione più coinvolgente e comprensibile da parte di tutti.
I testi lunghi li leggono in pochi, un bel video lo guardano in tanti. Allo stesso modo qualche bella foto catturerà l’attenzione e darà un’immagine sicuramente migliore.

Oltre a comunicare il vostro progetto dovete comunicare la vostra identità. Se le persone del primo strato di donatori e alcuni del secondo non hanno bisogno di informarsi sulla vostra identità nella vita reale tutto il resto del mondo ne ha bisogno. Quasi nessuno dona soldi a caso a persone di cui non sa nulla o che sembrano poco affidabili.
Ovviamente la piattaforma di crowdfunding “ci mette la faccia” per voi, nel senso che solitamente i siti fanno filtro in qualche modo e chi dona è consapevole che qualcun’altro ha controllato prima di lui. Questo non vi esonera dal rendervi affidabili, riconoscibili e raggiungibili.
Linkate il vostro sito o i vostri profili social o luoghi in cui vi si possa contattare, riconoscere e in cui si possa effettivamente dimostrare la vostra esistenza e coerenza con quanto raccontato nel progetto.
Se per esempio il vostro progetto riguarda la raccolta fondi per una ristorante vegano integralista e poi la vostra foto profilo vi ritrae in un ristorante di Parma partecipare ad una gara di prosciutti alla Man Vs. Food contro Edoardo Raspelli la cosa non sarà ben vista.

La comunicazione!

La cura della comunicazione esterna dev’essere particolarmente curata.
Avete un progetto, volete un appoggio: è chiaro che dovete arrivare al più ampio pubblico possibile ed è chiaro che il tutto non avviene “per magia” ma con una buona dose di lavoro.
Se state chiedendo fondi vuol dire che forse i vostri portafogli non esploderanno ma anche in questo caso qualche investimento in promozione non fa sicuramente male a nessuno.
È anche importante presentarsi in modo positivo evitando di buttarvi giù o concentrarvi su altro che non è relativo al vostro progetto. Non state facendo elemosina per cui il crowdfunding non può essere l’ultima spiaggia, evitate di dare sfogo alle manie di persecuzione o al vittimismo (del tipo “nessuno mi vuole o mi da credito perché questo è un posto di cacca e le persone non capiscono nulla per cui mi affido alla rete che è la cosa più bella del mondo e lei mi capisce”). Questo è un consiglio che mi sento di dare a tutti nella vita: evitate di versare angoscia, persecuzione e vittimismo sugli sconosciuti, sfogatevi con amici e famigliari, non con tutti, non porta a nulla se non a rendervi noiosi.
Avete un sogno da realizzare, concentratevi su quello.

Con ogni strato di donatori ci può essere una tecnica diversa di comunicazione.
Per il primo strato potete pensare una promozione diretta, personale, porta a porta per cui il luogo diventa il mondo reale.
Parzialmente può essere così per il secondo strato, per gli altri affidatevi alla rete o ad altre iniziative.

Dovete cercare tutti i modi e tutti i mezzi praticabili e non troppo onerosi per veicolare il vostro messaggio.
Siate originali e non siate ripetitivi, non usate un solo mezzo e non saturatene nessuno.

Ormai esistono mezzi di comunicazione in ogni dove e i modi per promuovere sono infiniti, mettete in conto di spendere energie e tempo per questo scopo.
Se non avete voglia o non vi osate a raccontare in giro quello che fate vuol dire che c’è qualche problema, vuol dire che non credete abbastanza in quello che fate, tirate fuori la testa dalla sabbia e smettete di fare gli struzzi, andate in giro e diffondete il verbo.

I mezzi, come già detto, sono infiniti. Non riducetevi a intasare le bacheche di facebook (non esiste solo facebook). Potete fare volantini, volantinaggio per strada, adesivi in bacheche, fermare la gente per strada, cercare interviste in radio locali o web, televisioni locali, magazine cartacei, quotidiani, settimanali, quindicinali, trimestrali, blog, siti web, siti di settore, far leggere due righe durante la messa, organizzare serate apposite in locali, intervenire durante una serata, offrire buffet (magari alcuni qui citati non hanno senso ma è per spiegare che quello che non manca oggi sono i mezzi di comunicazione).
Di solito chi crea contenuti è ben felice di raccontare una storia interessante (vedi l’importanza di comunicare bene) armatevi di pazienza e cercate numeri di telefono ed indirizzi e-mail e incontrate tantissime persone (che non fa mai male).

Una costante comunicazione vi permetterà di continuare a far parlare di voi senza essere monotoni. Inoltre citando anche sulla piattaforma di crowdfunding molteplici fonti di informazione queste vi faranno in qualche modo da garanti. Se qualcuno di affidabile parla di voi vuol dire che avrà verificato e vuol dire che di voi ci si può fidare.

Curate la comunicazione con i donatori e curate il “post vendita”. Non abbandonate i donatori anche dopo una campagna di successo (e anche dopo una di insuccesso). La avvenuta raccolta fondi è solo l’inizio della realizzazione del vostro progetto ed eventuale carriera (o l’inizio di una produzione/attività).
Fatevi sentire da chi si è fidato ed ha donato con la speranza di aver fatto cosa buona e giusta.

I piccioli

Il discorso cifra sembra banale ma non lo è.
Non state facendo elemosina per cui se non ci credete voi e sperate che tutti i soldi arrivino dagli altri c’è qualcosa che non va. Mettetevi da parte una qualche cifra e siate i primi donatori di voi stessi, non pretendete solamente i soldi dagli altri, siete i primi che devono fermamente crederci.

Pensate ad una cifra ragionevole e non spropositata (non state facendo una rapina) e in linea con la realtà e con il mercato. Se volete registrare un disco non sparate prezzi chiaramente fuori mercato (anche verso il basso).
Penso ci siano dei limiti ma comunque non ha senso far partire una macchina di raccolta per 100 euro, siate comunque ambiziosi.

Alcuni dei soldi che mettete da parte cercate in qualche modo metterli già dall’inizio della raccolta.
È sempre meglio partire con qualche percentuale già finanziata e non rimanere molti giorni con la speranza di allontanarsi dallo 0%.
L’immagine di un salvadanaio con qualche soldino è più felice di quella con un salvadanaio vuoto.

(So che ci sono diversi tipi di raccolte e di piattaforme, qui però mi baso e discorro riguardo alla redward based.)
I redward, cioè le ricompense, sono anch’esse parte fondamentale (sembra tutto fondamentale ma forse lo è, un’insieme di incastri che vanno tutti gestiti perfettamente).

I donatori pagano più volenteri se sono trattati da clienti, se acquistano qualcosa di valido con i propri soldi.
Se proponete un prodotto ovviamente ad una certa cifra dovrà poter essere possibile la “prelazione”, se proponete un progetto che non può in qualche modo toccare con mano o usufruire per chiare ragioni di logistica o logica fate in modo che per una cifra adeguata possa venire a trovarvi (se ha senso) o in qualche modo siate creativi e offrite beni concreti.
Non escludete la possibilità di fare donazioni ingenti e quindi ricompensare in maniera adeguata (magari è difficile che capiti ma se non lo prevedete diventa sicuramente impossibile).
Se il vostro servizio è “incedibile” tipo mostre gratuite o progetti per il territorio accordatevi con ristoranti/alberghi o chissà cos’altro per acquistare e rivendere i loro servizi ma tenendo il margine per la donazione. Se vi danno 200€ per un disco pagategli una cena.
Spesso la partita si gioca proprio sulle ricompense, ci possono essere persone che vedono nel crowdfunding un’alternativa etica allo shopping e quindi vengono attirati dalle offerte che è possibile acquistare.

In ultimo un consiglio: siate parte attiva del mondo crowdfunding: informatevi, capite come funziona questo mondo e donate, alimentate i progetti e alimentate questa fantastica opportunità offerta dal web.
Donando avrete l’opportunità di essere dall’altra parte e quindi capire cosa funziona e cosa non funziona nel mondo crowdfunding.
Il fallimento di una campagna crowdfunding al primo o ai primi tentativi è una cosa normale, non abbattetevi, ma anzi, fate tesoro delle esperienze che non si chiudono in maniera positiva cercando di cogliere tutto quello che non ha funzionato.

A questo punto chiudo presentandovi 2 campagne di crowdfunding che ho il piacere di pubblicizzare un po’.

La prima è ospitata su kapipal e riguarda il Week End Dell’arte di Ceva che cerca un aiuto per far crescere la manifestazione. Ho personalmente partecipato lo scorso anno e lo farò anche il quest’anno. È un’iniziativa che dà l’opportunità a tutti gli appassionati di arte, professionisti e non, della zona di esporre le proprie opere e passare un weekend nel bellissimo borgo piemontese che sa di Liguria ma è anche dedicata a tutti quelli che vogliono allietare le proprie giornate con iniziative interessanti.

La seconda campagna riguarda gli Antrib, gruppo FunkCore/Metal da Saluzzo (CN).
Cercano 1200 € per finanziare il proprio disco “Asio Otus. La campagna è ospitata su MusicRaiser.

Io ho donato qualcosa a tutti e due, ora tocca a voi.

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