Degli alti volumi, dei brutti suoni.

Ripropongo qui un articolo già apparso su un’altro mio blog, naufragato nel tempo. Siccome sono ancora convinto di tutto quello che ho scritto non voglio perdere questi pensieri che avevo condiviso col mondo e li ripubblico, così com’erano scritti.


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Innanzitutto ringrazio BeUrself e tutti quelli che volontariamente lo hanno animato in questi anni. Questo articolo doveva apparire proprio su Be-Urself qualche mese fa, per una serie di ragioni compare qui ma Be-Urself scompare.
Sommo dispiacere per la perdita (forse temporanea) congratulazioni a coloro che l’hanno creato e animato per lungo tempo.
Questo blog altalenante riprende a viaggiare.

Comincio subito con un pensiero che ho in mente da tanto tempo e che forse non mi stancherò mai di ripetere:
Abbassate quei cazzo di volumi.
Vorrei chiedere ai musicisti e ai responsabili del suono dei concerti di musica emergente (ma mi spingerei anche fino al palco del Nuvolari o del Ratatoj) per quale motivo dovrebbero sfondarmi i timpani, solamente perché dedico a loro parte del mio tempo libero?
Ormai è un’epidemia senza fine, ed è forse uno dei piccoli motivi che mi spingono a non fare i salti mortali per partecipare alle serate musicali; sono più le volte che ho sentito un volume esagerato ai concerti di quelle in cui sono uscito soddisfatto e con l’apparato uditivo ancora funzionante.
Al di là dei limiti di legge, che ci sono e che non vengono rispettati, ci sono limiti dettati dal buon senso: bisogna tenere presente che nel momento in cui sentite l’orecchio prudere quello è dolore, nel momento in cui dopo il concerto continuate a sentire il ronzio nel cervello, quello è danno già avvenuto. Le orecchie non sono Highlander; le orecchie si danneggiano.
Io vado ai concerti per ascoltare musica, e se mi mi viene danneggiato l’unico mezzo di ascolto finisce che la musica non la potrò più ascoltare.
Bisogna poi anche pensare ai clienti del locale in cui si sta suonando che non sono venuti apposta per sentire il concerto ma a cui il concerto “è capitato” tra le orecchie: se si spara il volume al massimo, se si invade il loro spazio privato di conversazione di sicuro non avranno un buon ricordo della serata e, di conseguenza, del gruppo che li sta assordando.
Mi spingo ancora più in là: se molte persone non si affezionano o addirittura schifano la musica “emergente” (parola che non amo) e indipendente dal vivo è perché la vedono (la sentono) come un’accozzaglia di suoni indefinibili che faticano a comprendere e che non vogliono avvicinare per un’ostilità fisica datagli dall’udito. Un po’ di anni fa addirittura uno dei KISS si era impegnato in una battaglia pro igiene acustica (non ricordo bene i dettagli).
Qui passiamo quindi ad un altro punto. Piuttosto che preoccuparsi di spaccare i timpani (o altro) con i volumi, l’impegno dovrebbe essere condotto nel curare il suono: il volume non copre la pochezza dei suoni, semmai l’amplifica. Bisogna impegnarsi a produrre un suono migliore, investire in qualità, non in potenza. Il primo passo è quello di provare ad ascoltarsi dal “di fuori” o farsi ascoltare da un amico fidato minimamente competente che possa dire cosa si sente di più e quali strumenti sono coperti: a volte gli errori sono talmente abominevoli che ci vuol veramente poco per accorgersene e correggerli ascoltando dalla zona pubblico.
Prima di tutto la musica è suono, tutto il resto è un contorno; sembra banale dirlo ma alle volte mi accorgo che si pensa ad altro e per niente ai suoni.
Sparare i volumi per coprire il vociare della gente? E’ come urlare contro una persona con cui state discutendo: la state prevaricando, non state avendo ragione. Se la musica è buona e piace la gente seguirà il concerto e nelle migliori serate accompagnerà cantando o almeno ritmando le canzoni, quindi non ci sarà il bisogno di coprire il loro rumore naturale.
La storia di “Se la musica è troppo alta tu sei troppo vecchio” è solo una baggianata, capisco che certi generi abbiano bisogno di volume ma la qualità rimane tale anche con qualche dB in meno.
Se uno si sente troppo idiota per pensare ai propri timpani non vuol dire che è autorizzato a rompere i miei.

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